Alpi Apuane: uno scempio ignorato

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Nei mesi scorsi la stampa europea ha dato ampio risalto a quello che è considerato il più grande disastro ambientale d’Europa, paragonabile per gravità alla deforestazione dell’Amazzonia. Questo nell’indifferenza quasi totale della politica e dell’opinione pubblica locale e nazionale. Ma qualcosa sembra che si stia muovendo. Un gruppo su Facebook dal nome “Salviamo le Apuane”  (https://www.facebook.com/groups/salviamoleapuane/?fref=ts ) conta già poco meno di 6000 iscritti. Molte sono le iniziative che stanno maturando sul territorio al fine di sensibilizzare la popolazione e denunciare lo sfruttamento intensivo delle montagne care a Michelangelo.

Un po’ di numeri per capire l’entità di questa devastazione. Negli anni ‘20 dalle cave delle Alpi Apuane venivano estratte non più di 100mila tonnellate di marmo all’anno. Oggi si arriva a più di 5 milioni di tonnellate. Per ridurre costi e massimizzare i ricavi si scava a ritmi serrati usando trivelle pneumatiche ed enormi pale meccaniche. Solo un quinto viene estratto in blocchi e usato per realizzare sculture ed edifici. Il resto sono detriti molto redditizi se trasformati in carbonato di calcio da usare in cosmetici, vitamine, nel dentifricio e in molteplici altri usi. La situazione è ormai insostenibile: lo sfruttamento sfrenato sta distruggendo la flora e la fauna, oltre che il paesaggio dal punto di vista geologico, compromettendo altresì le falde acquifere e le sorgenti di montagna. Per non parlare dei danni causati alla salute di chi vive alle pendici di queste montagne: Legambiente ha documentato per anni queste criticità, registrando una concentrazione molto alta di polveri di marmo nell’aria che causano asma, cancro ai polmoni, disturbi cardiovascolari e altre complicazioni respiratorie.

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Un sistema del marmo che è ai confini della legalità tra estrazioni senza concessioni, conflitti di interesse e regolamenti mai attuati. E un’amministrazione comunale, quella di Carrara, impegnata a mantenere lo status quo. All’inizio del secolo scorso la città era nota per le centinaia di laboratori di scultura, oggi sono rimasti in pochi. Gran parte del marmo non viene più rifinito in loco, molte aziende concessionarie preferiscono trasportare i blocchi grezzi in India dove la manodopera ha prezzi molto più bassi. Oggi il comune di Carrara è uno dei più indebitati d’Italia: triste primato raggiunto anche grazie alla realizzazione della cosiddetta “strada dei marmi” costata ben 143 milioni di euro necessaria per il transito dei mezzi pesanti. Come se non bastasse altri due mega progetti mettono a rischio il paesaggio già duramente compromesso dalle cave di marmo: il tunnel della Tambura ( di 4360 metri) che collegherebbe la provincia di Massa-Carrara alla Garfagnana e un parco eolico a Campo Cecina.

Si auspica un intervento da parte di tutti (popolazione, istituzioni, media) per fermare una devastazione troppo a lungo dimenticata e che rischia di arrivare ad un punto di non ritorno.

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One thought on “Alpi Apuane: uno scempio ignorato

  1. Solo in alcune parti sono daccordo con ma,non nelle polveri del Marmo Bianco di Carrara – il quale secondo il mio modesto parere non causa quelle malattie che ci avvisa questa protezione ambientale……ci sarebbe invece da tener d’occhio,tutto quell’inutile scarto provocato dalle lavorazioni che finisce veramente in discarica senza alcun beneficio. E questo perché nessuno mette un freno all’escavazione selvaggia , che per prendere la scelta per quei pochi eletti moltissimo materiale <buonissimo (con qualche venatura) se né và a finire alla discarica -Qui c'è da far capire…che le montagne di Carrara non sono propietà personale di che esercita lo sfruttamento della stessa cava –Qualcuno dovrebbe far capire a questi coltivatori di cave;che il nostro marmo è pregiato anche con qualche venuzza – Ma, sé il committente non lo vuole come mamma natura ce lo consegna , pazienza si prendano magari la ceramica o il vetro colorato-similmarmo- firmato Mauro Bondielli di anni ottantadue

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