Sorpasso storico: le biciclette vendute superano le auto. Ma l’Italia rimane fanalino di coda sulla mobilità sostenibile.

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Non succedeva dal lontano 1953, agli albori del miracolo economico: nel 2012, complice la crisi, in Italia ci sono state più biciclette vendute che auto immatricolate. Ma a dire il vero si tratta di una gara a chi fa meno peggio; anche il mercato delle bici si trova ad attraversare un periodo di sofferenza. I dati ufficiali relativi all’anno 2012 vedono un calo nella vendita delle biciclette dell’8.2 % rispetto all’anno precedente. Un decremento che comunque non preoccupa più di tanto: il settore delle due ruote tiene e resiste meglio di altri che contano perdite a due cifre. Il segreto del successo?  La bici è facile da usare, costa poco, è maneggevole,  non inquina e fa bene alla salute. E su brevi tratti di strada da percorrere non ha rivali, batte qualsiasi altro mezzoIl sorpasso è storico, ma la strada da fare è ancora lunga. L’Italia rimane uno dei paesi con  il più alto tasso di motorizzazione al mondo, 60 auto ogni 100 abitanti, contro il 50% della Germania e una media europea che si aggira sul 47%.Ma non solo. Mancano le infrastrutture e le minime condizioni di sicurezza per chi osa sfidare il traffico. Mentre in Germania si arriva a progettare addirittura un’autostrada per biciclette che collegherà le città di Dortmund e Duisburg, le nostre città in molti casi non sono nemmeno dotate di piste ciclabili degne di questo nome.

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Anzi, in Italia si continua ad investire sul trasporto veicolare: notizia di pochi giorni fa il via libera della Regione Toscana alla terza corsia su un tratto di 27 km della A11 (costo 400 milioni). E poi ci sono la Pedemontana lombarda, la Tirrenica, sempre in Toscana, e innumerevoli altri assi viari in via di progettazione o già in realizzazione in mezza Italia. Nuove autostrade che comportano danni ambientali irreparabili, consumo di suolo e ferite al paesaggio. Il lavoro da fare, insomma,  è ancora molto. Il sorpasso di cui sopra fa ben sperare almeno in un cambio di mentalità dell’italiano medio. Si spera che anche amministratori locali e nazionali seguano e assecondino questa tendenza. E forse in un futuro non troppo lontano l’Italia diventerà un paese a misura di ciclisti e le nostre città saranno delle piccole Amsterdam. Noi ci speriamo.

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