Bob Kennedy e l’inadeguatezza del Pil

Il 18 marzo 1969 Robert “Bob” Kennedy, fratello dell’ ex presidente John Fidzerald, tenne uno storico discorso presso l’università del Kansas, nel quale denunciava la totale inadeguatezza del Pil nel misurare il benessere e la felicità di una nazione.

« Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – quel PIL comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani. »

Meno di tre mesi dopo, il 6 giugno 1968, Bob Kennedy cadde vittima di un attentato a Los Angeles, quando ormai era ad un passo dalla vittoria delle primarie del Partito Democratico. L’omicidio di Bobby, come veniva chiamato affettuosamente dai suoi sostenitori, segnò per l’America, ma non solo, la fine di un sogno, la fine di ogni speranza di cambiamento e cambiò il destino di una intera generazione.

Ci sono voluti alcuni decenni perchè le parole illuminate di Bob Kennedy venissero recepite da economisti e studiosi di scienze sociali. I vari Stiglitz, Fitoussi, Attali, Amartya Sen, solo per citarne alcuni, hanno affrontato ampiamente il tema e anche le istituzioni di molti Paesi hanno cominciato ad affrontare l’inadeguatezza del Pil come indicatore del benessere di una società. Così sono stati teorizzati diversi altri indicatori, come il GPI (Genuine Progress Indicator), alla base del quale vi è la distinzione tra spese positive e spese negative. Nelle prime vengono incluse quelle che incrementano il benessere economico, nettizzate però per i costi negativi (inquinamento, incidenti stradali ecc..) che invece muovono comunque in positivo la fredda logica del Pil. Vi sono poi il Prodotto interno lordo verde, un parametro che pondera la crescita economica per le conseguenze ambientali, L’Human development index (indice di sviluppo umano) tiene invece conto di tre fattori: reddito lordo pro-capite, aspettativa di vita e grado di accesso alla conoscenza (alfabetizzazione).

Dunque indicatori alternativi al Pil, che tengano conto di parametri fondamentali per valutare il reale benessere di uno stato (come il livello d’istruzione, l’accesso all’acqua potabile, la sanità gratuita, la percentuale di persone che usufruiscono del sistema fognario, l’aspettativa di vita, la qualità dell’ambiente, il tasso di criminalità) esistono già, ma è compito dei mezzi di informazione e delle istituzioni cambiare una mentalità unidirezionale che tiene conto solamente della dimensione economica. Rattrista invece constatare come la politica non immagini una crescita diversa da quella dell’aumento del Pil.

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