DOXA:L’ANGOLO DELL’OPINIONISTA. LE FABBRICHE DEL DIVERTIMENTO DEI SABATI SERA ITALIANI.

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Ad Aspasia piace mettermi alla prova su tematiche verso cui nutro qualche preconcetto o irrefrenabile idiosincrasia. L’Opinionista è, da sempre, la carne da cannone delle redazioni giornalistiche, un po’ quello che  lava i panni sporchi, il netturbino delle coscienze alienate. Ebbene; questa settimana parleremo di una realtà cara alla stagione che stiamo vivendo: il divertimento del sabato sera.  Dato che trascorro i mesi estivi prevalentemente in Toscana non posso che riferirmi a ciò che offre la sua costa. Firenze, si sa , cede alla calura insopportabile con l’inizio della stagione balneare . Così cresce il desiderio di qualche spiaggia ,  scordiamo momentaneamente  le bellezze artistiche    e facciamo rotta verso la costa degli Etruschi e la Versilia. Parto da Firenze verso le otto e mezzo di sera, in macchina.  Il sole è ancora alto quando mi lascio alle spalle la cupola del Brunelleschi. L’aria condizionata è al massimo e succhia avidamente dal serbatoio i venti euro di benzina appena pompati alla stazione di servizio. Basteranno per andare e tornare , sempre che non si esageri con la velocità di punta e i sorpassi ,  più rari e controllati visto le continue imboscate degli autovelox disseminati fino al mare. Anche in radio si stanno preparando per la serata; la musica è sempre la solita, un commerciale  esausto interrotto da decine di spot pubblicitari.

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Non torno in Versilia da 3 anni. Il posto non mi è mai piaciuto. Dell’aria che si respirava negli anni ’60 e ‘70   non v’è più traccia da un pezzo. Adesso  La Capannina è diventata luogo di ritrovo per  giovani teenager borghesi: vengono tutti, o quasi,  da Milano, accompagnati  da famiglie più o meno facoltose.  Iniziano a bere verso le otto e mezzo aperitivi zuccherosi come caramelle, fumano qualche canna comprata dai soliti immigrati irregolari tunisini e poi si abbandonano fino all’alba alle mammelle della notte Toscana. Qualche settimana fa, proprio davanti alla Capannina, due gruppi si sono affrontati prima  a male parole , poi lanciandosi bicchieri e qualche bicicletta. Appartenevano tutti  a famiglie della Milano bene.

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Quello che mi colpisce dei sabati sera in Versilia è il loro carattere spiccatamente “nazionalpopolare”. Escluso il Forte ,con le sue sfilate di fuori serie e auto di lusso dei  neo milionari russi, le realtà che si succedano da Pietrasanta fino alla marina di Torre del Lago sono targate Zara e H&M. E’ il trionfo dello stereotipo democratico, del saldo di bassa stagione, dello sfoggio livellato e senza pretese. Tutti sono qui per  spendere poco, mangiare di merda e bere come dei lavandini. L’essenziale è fingere di divertirsi sempre un po’ al di sopra delle proprie possibilità. Alle undici e mezzo, sul viale Europa di Torre del Lago, l’odore di fritto si mescola  ai profumi più cheap delle innumerevoli  veline in erba  sfoggianti carnagioni ben cotte dal sole e sorrisi inebetiti dai primi drinks consumati troppo in fretta. Davanti alla distesa dei locali, alle auto in coda e  le insegne luminose mi tornano alla mente anni lontani. Un tempo, dove ora sorge il kitsch delle palme in plastica coronate da led luminosi, resisteva all’irreggimentazione neo-liberista il baluardo anarchico di una  sottocultura omosessuale oggi superata e rimpiazzata dai diktat  della lobby gay transnazionale. Prima degli anni 2000 solo i froci e le lesbiche  si filavano Torre del Lago. Di etero curiosi, giunti lì per caso, non se ne vedeva l’ombra. Nostalgia del vecchio e sano “ghetto”? Forse. Sicuramente ci si divertiva  di più , si conosceva più persone durante una singola serata e la musica non faceva  vomitare come adesso. Tutto aveva un che di improvvisato e arrangiato capace di metterti a tuo agio. Oggi, al contrario, si paga ovunque la forma senza il contenuto. Ai vecchi barretti  abusivi, un tempo sorti alla buona, la morale del divertimento industriale ha preferito l’apparenza pretenziosa di cocktail bar dove il solo drink bevibile – sempre si sia disposti ad attendere in fila le lentezze di un barman completamente incapace – è il gin tonic a 8 euro servito nel bicchiere di plastica: tanto ghiaccio e poco Bosford gin ( pessimo come sempre ). Persino l’animazione delle Drag Queen ha perduto le caratteristiche peculiari tipiche del suo genere; se una volta bastava il gioco di parole, il calembour , l’ammicco o la battuta brillante per trascinare  la folla danzante,  adesso il banale turpiloquio  inquina con le sue bassezze gratuite piste affollate da giovani e meno giovani il cui fine principale è quello di farsi  vagamente ammirare, giorni dopo,  negli  autoscatti narcisistici di un Iphone o in pose grottesche : disposti a tutto pur di farsi notare.  L’atmosfera che si respira non è così diversa dall’ultimo film di Sorrentino, “La Grande Bellezza”.  Un’aria triste, ostentata, priva di naturalezza e genuino svago.Immagine

No, non voglio passare da bacchettone annoiato,ne da snob eternamente scontento di ritrovarsi a contatto con la realtà del popolo e i suoi istinti più intestini;  dico soltanto che la Versilia e Torre del Lago hanno subito, in questi ultimi anni,  la stessa sorte riservata alle altre fabbriche del divertimento massivo italiota. Omologare, vendere, consumare e, se possibile, moralizzare  secondo i dettami più ipocriti dell’ethos piccolo borghese.

Su Il Tirreno di Viareggio di  una settimana fa ( quotidiano locale) leggo la notizia di un’iniziativa che non riesce a nascondere il paraculismo più sfacciato ; con il progetto “Guido con prudenza” parte l’iniziativa sulla sicurezza a cui aderiscono vari locali della costa. A tutti coloro che supereranno la prova dell’etilometro con un tasso di alcol pari a zero sarà regalato un biglietto per entrare gratis in una discoteca.

Verso le due e mezza, sui “bar mat”  si versa nei bicchieri anche l’impossibile. Le andature del popolo della notte si fanno più barcollanti; inizio a pensare che di fortunati vincitori e di ingressi omaggio se ne vedranno ben pochi. A dire la verità più mi trattengo fra la folla più mi tornano in mente alcune scene del capolavoro di Terry Gilliam “Paura e delirio a Las Vegas”, in particolare quelle del grottesco circo Bazooko.

Lo confesso: pur di sottrarmi definitivamente a questa fiera scintillante e patetica di frocetti sculettanti e sedicenti etero “curiosi” alla ricerca di qualche velata trasgressione ( il buio della vicina pineta, si sa, offre da anni l’anonimato per qualsiasi “nuova esperienza”) farei di tutto, anche ingoiarmi un acido con la stessa naturalezza con cui si stappa una lattina di birra. Purtroppo i tempi della psichedelia sono finiti e mi accontento con la fiaschetta del bourbon che ho, molto diligentemente, portato da casa. Alla fine realizzo con atroce amarezza che anch’io non sono poi così diverso dalle persone che mi circondano ed il fantasma severo di  Rimbaud mi sussurra alle orecchie le sue parole più dure: “La mia più grande paura è che la gente veda me come io vedo loro”. Ecco fatto: sono dentro un discreto bad trip ed il colmo è che ho solo bevuto, male e poco. Inizio a farmi strada tra i coaguli della folla non potendo evitare spinte e pestoni tirati a casaccio. Le urla e risate schiamazzanti di una biondina con l’acqua minerale nel cervello attirano la mia attenzione. La guardo:senza trucco avrà sì e no 17 anni ;  se ne sta a ballare contornata dai suoi amichetti gay, quasi tutti suoi coetanei,  che la toccano e la palpano con gesti che non resusciterebbero l’erotismo  di una mummia egizia. Nei suoi occhi l’alcol ha piantato il suo vessillo e per un attimo riesco a sfiorare un sentimento di pietà. La maggioranza dei giovani di oggi sono divenuti completamente   refrattari al  reale divertimento; il sabato sera è  una pedana su cui innalzare la  visibilità virtuale concessa loro dai social network o da altre cazzate simili, sostituti privilegiati della vita vera.  Non vivono nel presente ma nell’immediato futuro del post che pubblicheranno, di lì a poco, sul loro profilo social. La virtualità cibernetica ha sostituito la vita reale vissuta nel presente, attimo dopo attimo.

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(sequenza del film di Terry Gilliam “Paura e delirio a Las Vegas” 1998 ) Alcuni dei miei pochissimi lettori e lettrici mi rimprovereranno, forse, di sbraitare troppo riguardo a questo argomento. Forse la mia è una battaglia persa, come quella  del cavaliere della Mancia  con i suoi mulini a vento, eppure uno dei nodi della crisi umana che  sta investendo tutti è proprio la sostituzione diabolica di “realtà” con “realtà artefatta”. Nonostante questo, le fabbriche del divertimento continueranno a pompare alcol e musica usa e getta per tutta la stagione e in Versilia, come su tutta la costa toscana, migliaia di giovani consumeranno l’estate senza accorgersene, fra una bevuta e l’altra, sorridenti come branchi di manichini tutti uguali, ubriachi e, in fondo, sempre più tristi.

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