FOTO PILLOLE: JOSEF KOUDELKA

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Josef Koudelka nasce a Boskovice ( Repubblica Ceca ) il 10 Gennaio  1938. Inizialmente la fotografia lo impegna solo saltuariamente.Dopo aver conseguito un titolo accademico presso l’Università Tecnica di Praga lavora come ingegnere aeronautico nella capitale e a Bratislava. In quel periodo inizia ad ottenere commissioni di fotografia teatrale da alcune riviste di teatro. Soltanto nel 1967 decide di rinunciare alla sua carriera di ingegnere per dedicarsi completamente alla fotografia. Con la sua vecchia  Rolleiflex inizia a sperimentare un lungo lavoro documentario sui paesaggi e le realtà sociali del suo paese ma sono i fatti tragici della “Primavera di Praga” (1968) che gli assicurano il successo mondiale. Con un coraggio estremo ed un occhio lucidissimo, persino nei momenti di più alta tensione, documenta l’entrata delle truppe sovietiche a Praga e il pugno di ferro con cui le forze militari del patto di Varsavia soffocano il tentativo riformista ceco. 

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I negativi di quegli scatti lasciano l’Europa in modo clandestino attraverso emissari dell’agenzia Magnum Photo, finendo per essere pubblicati sul “Sunday Times” in modo anonimo, per il timore di possibili ripercussioni sul fotografo e la sua famiglia. Quegli scatti divengono i simboli di una denuncia internazionale e nel 1969 vengono premiati con il prestigioso  “Robert Capa Gold Medal”.

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Grazie all’interessamento dell’agenzia Magnum Koudelka ottiene un visto con permesso di lavoro di alcuni mesi in Inghilterra, dove immediatamente chiede asilo politico.Per una decade lavora per la Magnum Photo girovagando per l’Europa con uno zaino, un sacco a pelo e le sue macchine fotografiche. Il suo interesse principale sono le persone e, in particolare, le minoranze etniche come gli zingari, ai quali dedica un’importante rassegna dal titolo “Gypsies” (1975). La poetica fotografica di Koudelka è compenetrata da una forte sensibilità antropologica e un’attenzione verso le realtà sociali più umili  dense di poetica umanità. Tutto nei suoi scatti assume un valore simbolico che quasi trascende i  soggetti.Immagine

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Le scene di vita quotidiana, le processioni religiose, le cerimonie funebri del mondo contadino e zingaro, obbligano la sensibilità dello spettatore a soffermarsi sui particolari mai banali di un realismo crudo e poetico al tempo stesso. Il suo è un bianco e nero sporco, granuloso, denso di plasticità, portatore di un lirismo semplice ma efficace, umile e dignitoso. I bianchi e i grigi della sua luce si posano sui soggetti con pennellate attente, capaci di far risaltare le espressioni dei soggetti in modo quasi giottesco. 

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E’ con la scuola dei fotografi come Koudelka che la fotografia incarna al meglio il suo valore documentario; il reportage sfocia nel ritratto e da lì nel paesaggismo più attento e raffinato, unendo in un singolo scatto armonie, forme e dirompenti contenuti .  

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