MICHEL FOUCAULT : “STORIA DELLA SESSUALITÀ”. LA RIFLESSIONE GRECA SUGLI “APHRODISIA”. Il “Dialogo sull’amore” di PLUTARCO e gli “Amores” dello PSEUDO-LUCIANO.

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Molti sono i luoghi comuni che avvolgono la morale sessuale della civiltà greco-romana. La vulgata dei media offre, ancora oggi, un quadro piuttosto riduttivo e superficiale dell’argomento, confinandolo spesso in stereotipi o semplificazioni arbitrarie talora fuorvianti ai fini di un’effettiva ed esaustiva comprensione. Purtroppo neppure il sistema scolastico italiano, in questi ultimi anni al centro di scottanti dibattiti sulle tematiche attualissime dell’omofobia, è riuscito a misurarsi con l’argomento in modo realmente efficace: la sessualità e la sua storia, per il momento , sembrano  ancora destinate a trattazioni  piuttosto edulcorate, poco approfondite o parziali.   

 Uno degli scopi che  il filosofo e saggista francese Michel Foucault si propose, all’inizio degli anni ’70, con la sua “Storia della sessualità”, è appunto il contrario di ciò che si continua a fare oggi: eliminare  preconcetti, erronei giudizi di valore,  ignoranza e cattiva informazione mediante una riflessione approfondita e critica sui testi  delle civiltà classiche. 

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Foucault parte da un’iniziale constatazione, essenziale per comprendere le differenze fra la cultura “moderna”, cristiana, e quella classica. La lingua greca, come il latino, conosceva tre differenti generi: maschile, femminile e neutro. Proprio su quest’aspetto di natura linguistica si apre lo spartiacque che diversifica il nostro approccio alla sessualità rispetto alla concezione classica. Per i Greci e, successivamente ( benché con sfumature differenti), per i Romani, non esisteva la concezione di eterosessualità ed omosessualità. Il ricchissimo vocabolario greco non possedeva , infatti , alcuna parola in grado di esprimere  questa differenza od opposizione, per noi tanto importante. Con il termine neutro “ tá aphrodìsia” si indicavano , senza alcuna distinzione, tutte le pratiche sessuali poste ,appunto, sotto il patrocinio di Afrodite; questi “doni” non si curavano delle differenze in fatto di genere e potevano essere rivolti sia verso i ragazzi che verso le donne. Alla base di questa verità sta la chiara consapevolezza, nello spirito greco, di quella  bisessualità originaria dell’essere umano che agli inizi del ‘900 Freud rivendicò con forza nei suoi saggi di teoria sessuale. E’ dunque fuorviante parlare, per i Greci e i Romani, di omosessualità o eterosessualità  nei termini in cui se ne parla oggi : il  pensiero di queste due civiltà rifiutava aprioristicamente una classificazione così netta ed opposta e la squalificazione ,o la condanna, dell’amore omosessuale era del tutto assente e priva di significato. 

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Nel secondo volume dell’opera “Storia della sessualità” intitolato “La cura di sé”, Foucault analizza i mutamenti  culturali che hanno investito l’Erotica greca dalle sue origini fino al periodo tardo ellenistico, giungendo a sfiorare la transizione fra età greco-romana e giudaico-cristiana. Tale analisi viene compiuta appoggiandosi alla testimonianza di due testi di autori greci: gli “Amores” attribuiti allo Pseudo Luciano e il dialogo “Sull’amore” di “Plutarco”

Sulla scia dei più noti e precedenti dialoghi platonici ( Simposio e Fedro ) e della filosofia stoica, queste due opere più tarde si propongono di affrontare le differenze che intercorrono fra l’amore pederastico  e quello matrimoniale (uomo-donna) evidenziandone  valori e statuti particolari. L’argomento, come nota il filosofo francese, non è affatto nuovo nell’alveo della tradizione filosofica greca ma, almeno nel testo di Plutarco, inizia a connotarsi di sfumature inedite, tendenti ad una svalutazione della tradizionale Erotica binaria in favore di una concezione più unitaria qual’è quella indicata nel matrimonio uomo-donna. 

[…] Quella che appare mutata non è l’inclinazione per i ragazzi, né il giudizio di valore su coloro che hanno tale propensione, ma il modo in cui ci si interroga su di essa. Obsolescenza non già della cosa in sé , ma del problema; flessione dell’interesse che le si porta; scadimento dell’importanza che le si riconosce nel dibattito filosofico e morale.[…]” (Foucault). 

Sia lo Pseudo Luciano che Plutarco costruiscono i loro dialoghi per distinguere due forme d’amore e metterne a confronto la qualità ma questo confronto “invece di svolgersi all’interno di un Eros dominato, se non interamente rappresentato, dall’amore maschile, per evidenziarne due forme moralmente disuguali, parte da due forme di rapporto naturalmente distinte: il rapporto con i ragazzi e quello con le donne ( e, più precisamente, quello che si può avere con la legittima sposa nell’ambito del matrimonio); ed è a queste due forme, date come distinte, che si porrà la questione del valore, della bellezza e della superiorità morali.”Rispetto alle riflessioni precedenti, dunque, l’amore per le donne, comunemente svalutato a favore del rapporto pederastico, entra qui con pieno diritto a far parte dell’Eros e della sua problematizzazione. 

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La pratica degli “aphrodìsia” nella cultura greca era da sempre stata oggetto di particolare attenzione; l’atto sessuale fu sempre avvertito come elemento di straordinaria  importanza e pericolosità, difficile da padroneggiare e , per questo, passivo di ricadute sull’equilibrio psico-fisico degli individui. Sin dai loro inizi filosofia e medicina si adoperarono per regolare, mediante quella che Foucault chiama “Dietetica”, i comportamenti e le pratiche sessuali, tentando di arginare eccessi o sregolatezze. Questa regolamentazione riguardava sia il rapporto con i ragazzi che quello con le donne.  Benché inseriti in una tradizione di dispute retoriche piuttosto consumate, i dialoghi di Plutarco e dello Pseudo Luciano assumono sull’argomento posizioni differenti e spesso contrastanti . Se il primo giunge a svalutare il rapporto pederastico, privo di “charis”(grazia, compiacenza) in favore di quello matrimoniale, volto primariamente alla perpetuazione della specie, lo Pseudo-Luciano difende a spada tratta l’amore per i ragazzi a discapito del matrimonio;  tale difesa  “poggia implicitamente sulla contrapposizione fra la trasmissione della vita attraverso il rapporto con l’altro sesso e la trasmissione delle tecniche e dei saperi attraverso l’insegnamento, l’apprendimento e il rapporto del discepolo [amato] con il maestro [amante].   Queste due opposte posizioni sono in realtà, per Foucault, rispettivamente luoghi comuni di uno stoicismo banalizzato e una commistione di elementi platonici ed epicurei. In verità “mettere a confronto l’amore per le donne con l’amore per i ragazzi è ben più di un certame letterario; non arriveremo a dire che è il conflitto fra due forme di desiderio sessuale in lotta per la supremazia o per il rispettivo diritto all’espressione: è il confronto fra due forme di vita, due modi di stilizzare il proprio piacere e i diversi discorsi filosofici che sono di supporto a quelle scelte”.Entrambi gli autori, dunque, tirano l’acqua al proprio mulino. Il discorso “pro donne” di Plutarco si fonda su una concezione del mondo indubbiamente stoica; la natura ha parimenti predisposto la divisione dei sessi, per cui l’uno è destinato a spargere il seme e l’altro a riceverlo. Dal rapporto dei due sessi nasce il susseguirsi delle generazioni. All’origine l’uomo era a immagine e somiglianza degli dei per virtù e solo successivamente, trascinato alla perdizione dal piacere, ha cercato “forme nuove e devianti” di godimento, rapporti sessuali non volti alla procreazione o a piaceri estranei al matrimonio. L’amore per i ragazzi turba di fatto l’ordinamento del mondo, origina comportamenti violenti ed è deleterio per il perseguimento degli obbiettivi dell’essere umano.  Diametralmente opposto lo Pseudo Luciano risponde  a tale concezione “meccanicistica” di una natura previdente opponendo la visione di un mondo formatosi a partire dal caos. E’ proprio Eros il principio che ha vinto questo “informe originario”. “In questa prospettiva, la storia del mondo non deve esser letta come un frettoloso oblio delle leggi della natura e un tuffo negli abissi del piacere , ma piuttosto come un progressivo venir meno delle necessità originarie. All’inizio l’uomo era stretto dal bisogno; le tecniche e i saperi gli hanno dato la possibilità di sfuggire alla tirannia di quelle necessità urgenti e di rispondervi al meglio: ha saputo tessere indumenti, costruire case. Ora, l’amore per i ragazzi sta ai rapporti con le donne come il lavoro del tessitore sta all’uso delle pelli animali o l’arte dell’architetto alle caverne. All’inizio le donne erano indispensabili per la sopravvivenza della specie. L’amore per i ragazzi, invece, è nato molto tardi; e non già, come sosteneva Plutarco, a causa di un processo di decadenza, bensì a seguito dell’elevarsi  dell’umanità verso un maggiore sapere  e una più viva curiosità. Quando infatti gli uomini, dopo aver imparato  tante pratiche preziose, hanno voluto allargare la loro ricerca senza lasciar più niente di intentato, è apparsa la filosofia e con essa la pederastia.”

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Ciascuno dei due discorsi affronta, successivamente,  il tema spinoso del piacere. Su di esso la letteratura classica ha sempre dibattuto a lungo e dalla Grecia di Socrate fino alla Roma imperiale di Giovenale fiumi d’inchiostro sono stati versati sull’argomento. Qual’è il piacere più lecito e intenso? Vi è effettiva reciprocità nel godimento fra maschi oppure essa è unico appannaggio dell’amore fra i due sessi? Anche qui le posizioni di Plutarco restano in collisione con quelle dell’avversario e “l’ipocrisia pederastica” viene smascherata senza troppi riguardi. In realtà coloro che si definiscono “seguaci di Socrate”, amanti non già dei corpi ma delle anime, non corrono mai dietro ai vecchi pieni di saggezza, ma inseguono fanciulli che non sanno ragionare. Per parte sua lo Pseudo Luciano risponde con un violento quanto prevedibile attacco misogino e, come vuole la tradizione di questo secondo tipo d’amore, dà, come fondamento, non la charis ma l’aretē -la virtù. “[…]E’ appunto l’aretē , secondo lui, che deve operare il collegamento fra “il piacere” e “l’amore” e assicurare ai partner un piacere dignitoso e saggiamente misurato e, al tempo stesso, la comunione indispensabile alla relazione dei due esseri. […] Alla “reciprocità provvista di grazia” che solo il piacere preso con le donne sarebbe in grado di procurare, secondo i suoi fautori, gli avversari contrappongono “la comunione provvista di virtù” di cui l’amore per i ragazzi avrebbe l’esclusivo privilegio.” Il testo degli “Amores” insiste soprattutto su un un punto importante: la costituzione, nell’amore pederastico, di un affetto che continua dopo l’adolescenza, di un legame in cui il ruolo dell’amante e quello dell’amato non sono più distinti, essendo l’uguaglianza perfetta e la reversibilità totale. E’ proprio in questo aspetto che dobbiamo vedere un modello culturale ben preciso. Quando arriva il momento in cui la gioventù è finalmente capace di ragionare l’amore deve passare ad una forma virile; in questo affetto maschile, colui che era stato amato “ricambia a sua volta l’amore” tanto che diviene difficile sapere chi, dei due, è l’amante. L’amore di chi ama è rimandato all’amante dall’amato come un’immagine riflessa in uno specchio ( Pseudo Luciano, “Amores” 48 ).

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Dal quadro offertoci da Foucault e la sua attenta esegesi dei testi in esame, emerge un dibattito serrato, il confronto anche feroce fra  due tipi d’amore , due modelli di vita sessuale diametralmente opposti ma  vissuti naturalmente all’interno di una civiltà tollerante, aperta, del tutto digiuna da qualsiasi  volontà di condannare o reprimere.   L’estrema raffinatezza dialettica con cui i classici greci hanno da sempre elaborato la loro riflessione sulla sessualità torna a colpire la coscienza di noi moderni, indicandoci la strada per il ritorno ad una umanità libera, volta alla gioia del confronto e della conoscenza.

 

 

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