SULLE ULTIME DICHIARAZIONI DI PAPA FRANCESCO: Bergoglio e la porta stretta aperta ai gay “

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Da quando lo abbiamo visto affacciarsi, per la prima volta, dal balcone di S. Pietro, lo scorso 13 Marzo, il 266° Vescovo di Roma ha continuato a  spiazzare tutti. Abituati al rigore teologico e liturgico del suo predecessore Benedetto XVI, il cambio di stile è stato a dir poco radicale; via paramenti troppo vistosi, niente più scarpette rosse e dimentichiamoci una volta per tutte anche i graziosi copricapi come il rinascimentale “Camauro” o il buffo “galero”, la  cui antica foggia ricorda un po’ quella di un sombrero messicano. Fin dal nome la musica sembra proprio cambiare: Francesco. Niente numeri, niente nomi doppi. Umiltà e povertà. Lo confesso: quel giorno, davanti alla diretta streaming, anche il sottoscritto ha avvertito un sussulto di vaga speranza. Dopo gli scandali abbattutisi, negli ultimi anni,  sul Vaticano e la Chiesa, il “coup de theatre” di un papa dimissionario aveva scioccato tutti. Il fatto, benché contemplato dal diritto canonico, non accadeva da quattro secoli. Da settimane i media di tutto il mondo puntavano i loro potenti riflettori verso le finestre del Palazzo Apostolico e la cupola di Michelangelo era stata fotografata da un fotografo freelance mentre un fulmine la colpiva in un cielo di nera tempesta: Niente di più allettante per la società dello spettacolo.  L’immagine fa il giro del mondo in pochi minuti ed un cortocircuito di pensieri e riflessioni si affolla nell’immaginario degli spettatori, fra il divertimento degli atei e l’apprensione dei credenti: presagio divino o fortuita coincidenza scenica?

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A parte questi elementi“spettacolari” e suggestivi , si giunge al conclave con estrema trepidazione. Passano alcuni giorni e finalmente si vede la fatidica fumata bianca. E’ un papa giunto “dalla fine del mondo” quello che si presenta , vestito di bianco, alla folla in attesa. La sua voce è pacata, gentile, misurata. Chiede di pregare per lui, e ,con un gesto semplice, destinato ad entrare nella Storia, china il capo dinanzi al popolo in un silenzio di generale sbigottimento difficile da dimenticare. Da quel giorno in avanti papa Francesco continua a stupire tutti con comportamenti , parole e gestualità inedite. Ai vaticanisti più nostalgici ricorda l’affabile papa Luciani e c’è chi , a tratti, non riesce proprio a dissimulare la sua palese preferenza verso il successore di quel “pastore tedesco” riservato , amante dei gatti e della musica di Mozart. Alla formalità teutonica un po’ gelida di Ratzinger i cardinali e, per chi ci crede, lo Spirito Santo, sostituiscono il calore del sorriso latino. La semplicità quotidiana irrompe in Vaticano; il pontefice sceglie di non insediarsi presso gli appartamenti del palazzo apostolico e resta, insieme agli altri ospiti, nell’appartamento del collegio di Santa Marta. Settimana dopo settimana la folla ama sempre di più Francesco, in grado di stabilire con essa una perfetta empatia.

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Due giorni fa, tornando in volo dal Brasile, dove aveva presenziato alla giornata mondiale della gioventù, il papa improvvisa una lunga e disponibile “chiacchierata” con i giornalisti al seguito. In piedi,   risponde alle domande con la  solita sorridente disinvoltura ; ciò che colpisce “non è ciò che dice ma come lo dice”  osserva Stephan Faris  ,  corrispondente del Time a Roma in un suo interessante articolo  .Bergoglio affronta apertamente la spinosissima questione della lobby gay vaticana e davanti alle numerose telecamere precisa quella che, pochi istanti dopo, le agenzie giornalistiche del globo annunciano, incautamente,   “apertura ai gay”.


“Il problema non è la tendenza” afferma il papa “ma le lobby”, “degli avari, dei politici, lobby massoniche (…) se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà chi sono io per giudicare? Il catechismo della chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte”,

Dall’Italia ,intanto, Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, l’associazione dei giornalisti gay italiani, cavalcava la notizia dichiarando “Da adesso in poi , quando sentirò un vescovo o un prete dire qualcosa contro di me dirò “Chi sei tu per giudicare?”.

Davvero le parole del pontefice non ci stupiscono per ciò che affermano ma “per come” lo affermano.  Sulla questione dei gay, il vescovo di Roma si è allineato senza nasconderlo ai dettami del vigente catechismo della chiesa cattolica , che agli articoli 2357 , 2358 e 2359 , ribadisce l’atto di omosessualità come “intrinsecamente disordinato, contrario alla legge di natura”: praticamente il solito medioevo in cui, come si legge nell’art. 2351, relativo alle “offese alla castità”, si parla della “lussuria” come “un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e unione.” A ben guardare, dunque, le cose non cambiano affatto e le tanto attese riforme sembrano essere destinate soltanto ai temi come quelli dello IOR, la pastorale matrimoniale e l’auspicata “teologia della donna”. La Chiesa sembra non aver intenzione di mutare il proprio atteggiamento millenario verso l’omosessualità.

Le persone omosessuali” si legge esattamente ancora all’art. 2359 “sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono  , gradatamente e risolutamente , avvicinarsi alla perfezione cristiana.”Se si  aprirà qualche porta lo si farà solo con quei gay che ,”dotati di buona volontà” e  capaci di accettare l’autoflagellante  visione cristiana, accetteranno il loro destino come una prova di volontà che Dio ha posto nella loro vita e, se sono cristiane, uniranno “al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione” (Art. 2358).

Ci dispiace sinceramente per il sorriso sincero di Francesco, per la sua tenerezza e disponibilità al dialogo, ma la dialettica della rinuncia che conduce ad una così estrema  soluzione penitenziale non ci convince affatto.

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Con perfetta scuola gesuita, Bergoglio riconferma l’eccellenza di questo potentissimo ordine, temuto nella storia e più volte destituito per volere di Papi e sovrani. Il contegno  accademico e intellettuale di Benedetto XVI e l’instancabile evangelizzazione di Giovanni Paolo II ,con i suoi continui viaggi,  sembrano quasi impallidire dinanzi alla “virtus” comunicativa del primo papa gesuita , ma attenzione: neppure lui pare disposto a riforme troppo progressiste. Dinanzi al superficiale sensazionalismo di alcuni  che gridano già ad una vera e propria  “apertura ai gay” o  ad un sincero  clima di distensione in fatto di morale sessuale,  ci sentiamo in dovere di rispondere con le parole di Laocoonte : “Timeo danaos et dona ferentis”.

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