LUCIANO: “DIALOGHI DEGLI DEI”. ERA E ZEUS.

Immagine

(P.P. Rubens. Il rapimento di Ganimede )

ERA – Zeus, dacché questo ragazzetto, il Frigio [Ganimede], l’hai rapito dall’Ida e

l’hai portato quassù, hai meno attenzioni per me.

ZEUS – Sei già gelosa anche di lui, Era, così ingenuo e innocente? Io pensavo che tu

ce l’avessi solo con le donne che vengono con me.

ERA – Anche quello davvero un bel comportamento, degno del signore di tutti gli

gli dèi: lasciare me, la tua sposa legittima, e scendere sulla terra alle tue

tresche trasformato in oro, in satiro o in  toro! Ma almeno quelle tue donne

se ne rimangono sulla terra, mentre questo fanciullo dell’Ida lo hai rapito,

te ne sei volato quassù e me l’hai messo sul collo, o aquila nobilissima, e lui

ora abita in mezzo a noi, per mescere il vino, dici tu. Eri così a corto di

coppieri? Ebe ed Efesto hanno smesso di servire? E tu non sai prendere la

coppa da lui senza prima baciarlo sotto gli occhi di tutti, e il bacio ti è più

dolce dell’ambrosia stessa. Tant’è vero che spesso chiedi da bere anche se

non hai sete. Talvolta addirittura gli offri la coppa che hai appena assaggiato

e, quando ha bevuto, gliela riprendi e bevi quel che vi resta dallo stesso lato

del ragazzo, dove impresse le labbra nel bere: e così bevi e insieme baci.

E l’altro giorno, tu, il re e padre di tutti, messi in un canto l’egida e il fulmine

, ti sei seduto a giocare agli astragali con lui, con quella gran barba che ti

scende giù. Tutte queste cose io le vedo, non credere che mi sfuggano.

ZEUS– E che c’è di male, Era, a baciare tra un sorso e l’altro un ragazzo così bello

e godere insieme del bacio e dell’ambrosia? E certo! Se gli permettessi di

baciarti anche solo una volta, non mi rimprovereresti più di pensare che

il bacio sia da preferire al nettare.

ERA– Bei discorsi da pederasta! Quanto a me, possa non essere mai tanto pazza da

accostare le labbra a questo Frigio molle ed effeminato.

ZEUS– Non insultarmi l’amante, nobile Era, perché questo effeminato qui, questo

barbaro, questo delicato, mi piace e lo desidero più…non voglio dirlo, per

non esasperarti ancora.

ERA–  Te lo puoi anche sposare, per quanto mi riguarda! Ma almeno ricordati le

ingiurie da avvinazzato che mi fai  per via di questo coppiere.

ZEUS-Eh già! Bisognava che fosse Efesto, no?, tuo figlio, a versarci da bere

zoppicando, quando arriva dalla fucina, ancora tutto pieno di faville,

appena riposte le tenaglie. E da quelle sue dita dovevamo prendere la coppa,

baciandolo tra una sorsata e l’altra. Ma se neppure tu che sei sua madre lo

baceresti volentieri, con quel suo viso bruciato dalla fuliggine! Preferivi così

no? Lui sarebbe coppiere davvero adatto per il convito degli dèi, mentre

Ganimede deve essere rispedito giù sull’Ida, perché è pulito, ha le dita di rosa

sa porgere la coppa con abilità e, ciò che più ti rode, dà baci più dolci del

nettare.

ERA– Ora, Zeus, Efesto è zoppo e le sue dita non sono degne della tua coppa ed è

pieno di fuliggine e a vederlo ti viene la nausea, da quando l’Ida ha allevato

questo bel riccioluto. Prima non le vedevi queste cose, e faville e fucina non ti

distoglievano dal prendere il vino da lui.

ZEUS– Era, tormenti solo te stessa, nient’altro, e a me ecciti l’amore con la tua

gelosia. Se ti dà fastidio ricevere il calice da un bel ragazzetto, a te versi pure

il vino tuo figlio. E tu, Ganimede, offri la coppa a me solo e per ognuna

dammi due baci, uno quando me la porgi colma, l’altro quando me la

riprendi. Ma che c’è? Piangi? Non temere: guai a chi vorrà farti soffrire!

Immagine

( Michelangelo. Disegno. Il rapimento di Ganimede. )

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