ASPASIA AL CINEMA. “LUDWIG”: La decadenza di un sogno.

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Che ne dite di un autentico capolavoro ? Abituati alle dubbie ricostruzioni di scuola hollywoodiana, il genere storico, nel cinema di oggi, soffre un invecchiamento a dir poco polveroso. Questo mese scegliamo ,con il nostro solito coraggio, una pellicola d’indiscusso valore la cui durata   può mettere a dura prova gli spettatori più impavidi.

Nel 1973 Luchino Visconti ci regala “Ludwig”, la triste storia di Ludovico II di Baviera, figura storica sulla quale molto si continua a discutere; lo fa secondo il suo stile inconfondibile, degno dei migliori manuali  di storia dell’arte. La trama, fedele ai fatti più salienti, segue il diciannovenne sovrano Ludwig Wittelsbach dalle tappe dell’incoronazione ( 1864 ) fino a quelle più tragiche della sua breve e tormentata esistenza.

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( da sinistra: Luchino Visconti, Romy Schneider e Helmut Berger sul set durante le riprese del film)

Dalle prime scene, con il prologo della “confessione” fino alle sontuose inquadrature della cerimonia di vestizione, il film impone subito una certa aura di tragedia shakespeariana; il dramma di un monarca la cui unica e cieca ambizione è quella di ricreare un perfetto quanto anacronistico stato rinascimentale in cui l’arte e la cultura – in particolare la musica di Wagner –  svolgano un ruolo di rinnovamento morale. Tale sogno di gloria è destinato ad infrangersi sugli scogli di una sempre crescente “mania” dettata dal caustico dramma di un’omosessualità repressa , non completamente accettata.

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La cornice scenografica è quanto di meglio ci si possa aspettare; girato quasi esclusivamente negli ambienti originali dell’epoca,  i boschi innevati della Baviera e i numerosi castelli voluti dal sovrano ( per la realizzazione dei quali fu mandata  in deficit la tesoreria di stato), il film sottolinea i drammi esistenziali delle ultime monarchie moderne, consapevoli del loro prossimo tramonto dinanzi al lento, ma inesorabile, formarsi della società “contemporanea”, asservita ai valori borghesi del profitto e del pragmatismo.

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Voglio rimanere un eterno enigma, per me e per gli altri”. Questa frase riassume in poche parole tutta la tragica esistenza del protagonista.

Tacciato dalla classe  medica e politica  di vera e propria follia e paranoia, Ludwig viene ricordato spesso per le sue inusitate stravaganze così come per il suo lato più “notturno” e perverso. Visconti media, con un realismo impeccabile, il resoconto imparziale ed obbiettivo della vicenda.

 

Nel cast ricordiamo un eccezionale Helmut Berger e la presenza di altre interpretazioni magistrali fra le quali quella di Romy Schneider ( nel ruolo dell’Imperatrice d’Austria ) e Trevor Howard.

Il film fu vincitore del David di Donatello come miglior regia e miglior film.

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