Sul dissesto idrogeologico tanti proclami ma pochi fatti. Le ultime alluvioni annunciate in Liguria e Toscana.

Ogni anno la stessa storia. Le solite alluvioni e le solite scuse. Non ci sono risorse, il patto di stabilità ecc. ecc. Ma si trovano i soldi per mega opere come la Tav o cacciabombardieri “patacca”. Il dopo alluvione è sempre uguale: se ne parla per giorni, tanti proclami contro il dissesto idrogeologico e tanti buoni propositi. Ma chi si dovrebbe attivare veramente per trovare delle soluzioni durature, alla fine non fa assolutamente nulla e ogni volta ci ritroviamo a dover fare la conta dei danni e dei morti.Immagine

Le alluvioni istantanee, le bombe d’acqua sono ormai la regola nel nostro paese: eventi figli del clima che si surriscalda e che si estremizza; più energia termica significa maggiore possibilità di eventi fuori scala rispetto al passato. Ma, anzichè intervenire, si guarda il cielo facendo gli scongiuri per poi dichiarare lo stato di emergenza  e spendere miliardi di euro per la ricostruzione. Se non si liberano i fiumi dall’aggressione cementizia, se non si rispettano le regole di un territorio così fragile e giovane come quello italiano e se, peggio, si favorisce l’abusivismo anche attraverso sciagurati piani casa e ancor più sciagurati condoni, il problema non si risolverà mai. Ma proprio questo è il punto: nessun decisore politico si impegna nella manutenzione del territorio attraverso piccole opere diffuse. Tanto tornerà il sole e ci si dimenticherà ancora una volta di tutto fino alla prossima tragedia.

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Come lucrare su una tragedia

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L’immane tragedia di Lampedusa, 309 i corpi fin qui recuperati, ci spinge ad una breve riflessione sul tema immigrazione. Abbiamo assistito alle visite del presidente del Consiglio Letta e del presidente della Commissione europea Barroso, che , commossi, hanno reso omaggio alla distesa di bare. Ma tale commozione, di cui non mettiamo in discussione la sincerità, non cambia il fatto che a provocare quel gran numero di morti assurde sia stata la politica delle istituzioni che rappresentano. Una politica di disincentivazione dell’immigrazione che dal 1998 a oggi ha portato alla morte di più di 19mila persone, annegate nel Mediterraneo nel tentativo di approdare ad una vita migliore.

Non facciamo finta di non capire che i cadaveri di Lampedusa non siano frutto di un naufragio, ma di una logica economica che deruba le popolazioni delle proprie radici economiche, culturali e politiche. In Africa le risorse e il territorio vengono depredate da un capitalismo che fa dell’avidità il proprio paradigma, violando ogni regola sul piano della giustizia e della dignità umana, della pace e della democrazia.

Il rischio è che le persone finiscano per combattersi tra loro, vittime dell’intolleranza e dell’ignoranza. Invece di vedere le migrazioni e la povertà come conseguenze della guerra economica contro il pianeta, i rifugiati economici vengono criminalizzati e trattati come delinquenti.

E le forze razziste e fasciste sono pronte a lucrare su questi fenomeni, spingendo i cittadini a credere che i migranti siano la causa della loro disoccupazione e dell’insicurezza economica, distogliendo l’attenzione dalle strutture economiche che favoriscono le multinazionali a danno delle popolazioni e del pianeta.