Sul dissesto idrogeologico tanti proclami ma pochi fatti. Le ultime alluvioni annunciate in Liguria e Toscana.

Ogni anno la stessa storia. Le solite alluvioni e le solite scuse. Non ci sono risorse, il patto di stabilità ecc. ecc. Ma si trovano i soldi per mega opere come la Tav o cacciabombardieri “patacca”. Il dopo alluvione è sempre uguale: se ne parla per giorni, tanti proclami contro il dissesto idrogeologico e tanti buoni propositi. Ma chi si dovrebbe attivare veramente per trovare delle soluzioni durature, alla fine non fa assolutamente nulla e ogni volta ci ritroviamo a dover fare la conta dei danni e dei morti.Immagine

Le alluvioni istantanee, le bombe d’acqua sono ormai la regola nel nostro paese: eventi figli del clima che si surriscalda e che si estremizza; più energia termica significa maggiore possibilità di eventi fuori scala rispetto al passato. Ma, anzichè intervenire, si guarda il cielo facendo gli scongiuri per poi dichiarare lo stato di emergenza  e spendere miliardi di euro per la ricostruzione. Se non si liberano i fiumi dall’aggressione cementizia, se non si rispettano le regole di un territorio così fragile e giovane come quello italiano e se, peggio, si favorisce l’abusivismo anche attraverso sciagurati piani casa e ancor più sciagurati condoni, il problema non si risolverà mai. Ma proprio questo è il punto: nessun decisore politico si impegna nella manutenzione del territorio attraverso piccole opere diffuse. Tanto tornerà il sole e ci si dimenticherà ancora una volta di tutto fino alla prossima tragedia.

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In Italia ogni 5 mesi cementificata area come Napoli. L’allarme dell’ISPRA sul consumo di suolo.

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Dalle mancate bonifiche allo smog, dalla cementificazione agli animali a rischio estinzione. Tutte criticità che rischiano di diventare presto vere e proprie emergenze ambientali secondo la fotografia scattata dall’Annuario dei dati ambientali dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). L’Italia continua a superare i limiti di inquinamento dell’aria, con lo smog che preoccupa soprattutto nelle grandi città, e il consumo di suolo che galoppa verso livelli mai toccati da 50 anni a questa parte. Buone notizie, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti: la produzione è scesa mentre la raccolta differenziata continua ad aumentare.

Il dato che più preoccupa è senza dubbio quello della cementificazione incontrollata. Ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una superficie pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e di Firenze. Nell’annuario dei dati ambientali 2012 emerge inoltre che in Italia sono stati consumati, in media, 7 m2 al secondo per oltre 50 anni. Oggi il consumo di suolo raggiunge gli 8 m2 al secondo. Un dossier pubblicato da WWF e FAI nel 2012 rivela altri dati allarmanti: 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. Ben 600mila ettari di suolo sono così scomparsi negli ultimi cinquant’anni.  Ma quali sono le cause di questa vera e propria esplosione di cemento? Il dossier di WWF e FAI ne individua due principali: l’abusivismo e l’attività di cava.

Dal 1948 ad oggi sono stati compiuti 4,5 milioni di abusi: 75mila l’anno, 207 al giorno. Molti di questi di grandi dimensioni, opera delle lobby del cemento (molte delle quali legate alle mafie). Una pratica, quella dell’abusivismo, favorita e quasi incentivata dai condoni, 3 negli ultimi 16 anni.

Poi ci sono le cave. Nel solo 2006 hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Ne risulta un territorio fragile, in equilibrio precario, soggetto a frane, smottamenti, alluvioni, esondazioni, a forte rischio desertificazione, come mai prima d’ora.

Si tratta di una vera e propria emergenza nazionale, ignorata e sottovalutata per decenni. Ma forse dopo anni di indifferenza qualche timido passo in avanti si comincia ad intravedere. Nel giugno scorso il governo Letta ha approvato un DDL per il contenimento del consumo di suolo ed il riuso del suolo edificato. Il provvedimento, in sostanza, ha lo scopo di impedire che il suolo venga eccessivamente eroso e consumato dall’urbanizzazione e di promuovere e sostenere il riuso e la rigenerazione di aree già interessate da processi di edificazione.

Un buon passo avanti rispetto al nulla assoluto di questi ultimi decenni.

Ma non basta, occorre un no categorico a ogni qualsivoglia tipo di condono edilizio. Pratica e termine che esiste soltanto nel nostro paese. Un governo che ha nelle proprie file esponenti di un partito il cui leader ha più volte evocato in campagna elettorale condoni tombali potrà essere in grado di metterlo nero su bianco? Staremo a vedere.

Infine una buona notizia: nei giorni scorsi avevamo parlato del colpo di spugna contenuto nel cosiddetto Decreto del Fare (https://aspasiascircle.wordpress.com/2013/07/09/decreto-del-fare-chi-inquina-le-falde-non-paghera-piu/). Ebbene, dopo settimane di mobilitazione e pressione istituzionale  contro la norma  che avrebbe modificato l’art. 243 del Testo Unico Ambientale 2006 in materia di Bonifiche delle falde acquifere contaminate, volta ad introdurre il pericolosissimo principio della opzionalità della bonifica definitiva in base al criterio della sostenibilità economica dell’impresa inquinatrice. Il testo è stato emendato nelle commissioni parlamentari competenti, che hanno cancellato le norme incriminate e ritornerà in aula senza i due punti di maggiore criticità:

▪ la sostituzione dell’obbligo di  ”eliminazione” della fonte inquinante, sostituita dalla sola “attenuazione”

▪ l’introduzione del principio per cui la bonifica permanente diveniva necessaria solo “ove possibile e economicamente sostenibile”.

Un risultato importante che ci riporta all’importanza del controllo sociale di cittadini, comitati e movimenti su temi di estrema rilevanza.