Sul dissesto idrogeologico tanti proclami ma pochi fatti. Le ultime alluvioni annunciate in Liguria e Toscana.

Ogni anno la stessa storia. Le solite alluvioni e le solite scuse. Non ci sono risorse, il patto di stabilità ecc. ecc. Ma si trovano i soldi per mega opere come la Tav o cacciabombardieri “patacca”. Il dopo alluvione è sempre uguale: se ne parla per giorni, tanti proclami contro il dissesto idrogeologico e tanti buoni propositi. Ma chi si dovrebbe attivare veramente per trovare delle soluzioni durature, alla fine non fa assolutamente nulla e ogni volta ci ritroviamo a dover fare la conta dei danni e dei morti.Immagine

Le alluvioni istantanee, le bombe d’acqua sono ormai la regola nel nostro paese: eventi figli del clima che si surriscalda e che si estremizza; più energia termica significa maggiore possibilità di eventi fuori scala rispetto al passato. Ma, anzichè intervenire, si guarda il cielo facendo gli scongiuri per poi dichiarare lo stato di emergenza  e spendere miliardi di euro per la ricostruzione. Se non si liberano i fiumi dall’aggressione cementizia, se non si rispettano le regole di un territorio così fragile e giovane come quello italiano e se, peggio, si favorisce l’abusivismo anche attraverso sciagurati piani casa e ancor più sciagurati condoni, il problema non si risolverà mai. Ma proprio questo è il punto: nessun decisore politico si impegna nella manutenzione del territorio attraverso piccole opere diffuse. Tanto tornerà il sole e ci si dimenticherà ancora una volta di tutto fino alla prossima tragedia.

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DOXA:L’ANGOLO DELL’OPINIONISTA. LE FABBRICHE DEL DIVERTIMENTO DEI SABATI SERA ITALIANI.

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Ad Aspasia piace mettermi alla prova su tematiche verso cui nutro qualche preconcetto o irrefrenabile idiosincrasia. L’Opinionista è, da sempre, la carne da cannone delle redazioni giornalistiche, un po’ quello che  lava i panni sporchi, il netturbino delle coscienze alienate. Ebbene; questa settimana parleremo di una realtà cara alla stagione che stiamo vivendo: il divertimento del sabato sera.  Dato che trascorro i mesi estivi prevalentemente in Toscana non posso che riferirmi a ciò che offre la sua costa. Firenze, si sa , cede alla calura insopportabile con l’inizio della stagione balneare . Così cresce il desiderio di qualche spiaggia ,  scordiamo momentaneamente  le bellezze artistiche    e facciamo rotta verso la costa degli Etruschi e la Versilia. Parto da Firenze verso le otto e mezzo di sera, in macchina.  Il sole è ancora alto quando mi lascio alle spalle la cupola del Brunelleschi. L’aria condizionata è al massimo e succhia avidamente dal serbatoio i venti euro di benzina appena pompati alla stazione di servizio. Basteranno per andare e tornare , sempre che non si esageri con la velocità di punta e i sorpassi ,  più rari e controllati visto le continue imboscate degli autovelox disseminati fino al mare. Anche in radio si stanno preparando per la serata; la musica è sempre la solita, un commerciale  esausto interrotto da decine di spot pubblicitari.

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Non torno in Versilia da 3 anni. Il posto non mi è mai piaciuto. Dell’aria che si respirava negli anni ’60 e ‘70   non v’è più traccia da un pezzo. Adesso  La Capannina è diventata luogo di ritrovo per  giovani teenager borghesi: vengono tutti, o quasi,  da Milano, accompagnati  da famiglie più o meno facoltose.  Iniziano a bere verso le otto e mezzo aperitivi zuccherosi come caramelle, fumano qualche canna comprata dai soliti immigrati irregolari tunisini e poi si abbandonano fino all’alba alle mammelle della notte Toscana. Qualche settimana fa, proprio davanti alla Capannina, due gruppi si sono affrontati prima  a male parole , poi lanciandosi bicchieri e qualche bicicletta. Appartenevano tutti  a famiglie della Milano bene.

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Quello che mi colpisce dei sabati sera in Versilia è il loro carattere spiccatamente “nazionalpopolare”. Escluso il Forte ,con le sue sfilate di fuori serie e auto di lusso dei  neo milionari russi, le realtà che si succedano da Pietrasanta fino alla marina di Torre del Lago sono targate Zara e H&M. E’ il trionfo dello stereotipo democratico, del saldo di bassa stagione, dello sfoggio livellato e senza pretese. Tutti sono qui per  spendere poco, mangiare di merda e bere come dei lavandini. L’essenziale è fingere di divertirsi sempre un po’ al di sopra delle proprie possibilità. Alle undici e mezzo, sul viale Europa di Torre del Lago, l’odore di fritto si mescola  ai profumi più cheap delle innumerevoli  veline in erba  sfoggianti carnagioni ben cotte dal sole e sorrisi inebetiti dai primi drinks consumati troppo in fretta. Davanti alla distesa dei locali, alle auto in coda e  le insegne luminose mi tornano alla mente anni lontani. Un tempo, dove ora sorge il kitsch delle palme in plastica coronate da led luminosi, resisteva all’irreggimentazione neo-liberista il baluardo anarchico di una  sottocultura omosessuale oggi superata e rimpiazzata dai diktat  della lobby gay transnazionale. Prima degli anni 2000 solo i froci e le lesbiche  si filavano Torre del Lago. Di etero curiosi, giunti lì per caso, non se ne vedeva l’ombra. Nostalgia del vecchio e sano “ghetto”? Forse. Sicuramente ci si divertiva  di più , si conosceva più persone durante una singola serata e la musica non faceva  vomitare come adesso. Tutto aveva un che di improvvisato e arrangiato capace di metterti a tuo agio. Oggi, al contrario, si paga ovunque la forma senza il contenuto. Ai vecchi barretti  abusivi, un tempo sorti alla buona, la morale del divertimento industriale ha preferito l’apparenza pretenziosa di cocktail bar dove il solo drink bevibile – sempre si sia disposti ad attendere in fila le lentezze di un barman completamente incapace – è il gin tonic a 8 euro servito nel bicchiere di plastica: tanto ghiaccio e poco Bosford gin ( pessimo come sempre ). Persino l’animazione delle Drag Queen ha perduto le caratteristiche peculiari tipiche del suo genere; se una volta bastava il gioco di parole, il calembour , l’ammicco o la battuta brillante per trascinare  la folla danzante,  adesso il banale turpiloquio  inquina con le sue bassezze gratuite piste affollate da giovani e meno giovani il cui fine principale è quello di farsi  vagamente ammirare, giorni dopo,  negli  autoscatti narcisistici di un Iphone o in pose grottesche : disposti a tutto pur di farsi notare.  L’atmosfera che si respira non è così diversa dall’ultimo film di Sorrentino, “La Grande Bellezza”.  Un’aria triste, ostentata, priva di naturalezza e genuino svago.Immagine

No, non voglio passare da bacchettone annoiato,ne da snob eternamente scontento di ritrovarsi a contatto con la realtà del popolo e i suoi istinti più intestini;  dico soltanto che la Versilia e Torre del Lago hanno subito, in questi ultimi anni,  la stessa sorte riservata alle altre fabbriche del divertimento massivo italiota. Omologare, vendere, consumare e, se possibile, moralizzare  secondo i dettami più ipocriti dell’ethos piccolo borghese.

Su Il Tirreno di Viareggio di  una settimana fa ( quotidiano locale) leggo la notizia di un’iniziativa che non riesce a nascondere il paraculismo più sfacciato ; con il progetto “Guido con prudenza” parte l’iniziativa sulla sicurezza a cui aderiscono vari locali della costa. A tutti coloro che supereranno la prova dell’etilometro con un tasso di alcol pari a zero sarà regalato un biglietto per entrare gratis in una discoteca.

Verso le due e mezza, sui “bar mat”  si versa nei bicchieri anche l’impossibile. Le andature del popolo della notte si fanno più barcollanti; inizio a pensare che di fortunati vincitori e di ingressi omaggio se ne vedranno ben pochi. A dire la verità più mi trattengo fra la folla più mi tornano in mente alcune scene del capolavoro di Terry Gilliam “Paura e delirio a Las Vegas”, in particolare quelle del grottesco circo Bazooko.

Lo confesso: pur di sottrarmi definitivamente a questa fiera scintillante e patetica di frocetti sculettanti e sedicenti etero “curiosi” alla ricerca di qualche velata trasgressione ( il buio della vicina pineta, si sa, offre da anni l’anonimato per qualsiasi “nuova esperienza”) farei di tutto, anche ingoiarmi un acido con la stessa naturalezza con cui si stappa una lattina di birra. Purtroppo i tempi della psichedelia sono finiti e mi accontento con la fiaschetta del bourbon che ho, molto diligentemente, portato da casa. Alla fine realizzo con atroce amarezza che anch’io non sono poi così diverso dalle persone che mi circondano ed il fantasma severo di  Rimbaud mi sussurra alle orecchie le sue parole più dure: “La mia più grande paura è che la gente veda me come io vedo loro”. Ecco fatto: sono dentro un discreto bad trip ed il colmo è che ho solo bevuto, male e poco. Inizio a farmi strada tra i coaguli della folla non potendo evitare spinte e pestoni tirati a casaccio. Le urla e risate schiamazzanti di una biondina con l’acqua minerale nel cervello attirano la mia attenzione. La guardo:senza trucco avrà sì e no 17 anni ;  se ne sta a ballare contornata dai suoi amichetti gay, quasi tutti suoi coetanei,  che la toccano e la palpano con gesti che non resusciterebbero l’erotismo  di una mummia egizia. Nei suoi occhi l’alcol ha piantato il suo vessillo e per un attimo riesco a sfiorare un sentimento di pietà. La maggioranza dei giovani di oggi sono divenuti completamente   refrattari al  reale divertimento; il sabato sera è  una pedana su cui innalzare la  visibilità virtuale concessa loro dai social network o da altre cazzate simili, sostituti privilegiati della vita vera.  Non vivono nel presente ma nell’immediato futuro del post che pubblicheranno, di lì a poco, sul loro profilo social. La virtualità cibernetica ha sostituito la vita reale vissuta nel presente, attimo dopo attimo.

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(sequenza del film di Terry Gilliam “Paura e delirio a Las Vegas” 1998 ) Alcuni dei miei pochissimi lettori e lettrici mi rimprovereranno, forse, di sbraitare troppo riguardo a questo argomento. Forse la mia è una battaglia persa, come quella  del cavaliere della Mancia  con i suoi mulini a vento, eppure uno dei nodi della crisi umana che  sta investendo tutti è proprio la sostituzione diabolica di “realtà” con “realtà artefatta”. Nonostante questo, le fabbriche del divertimento continueranno a pompare alcol e musica usa e getta per tutta la stagione e in Versilia, come su tutta la costa toscana, migliaia di giovani consumeranno l’estate senza accorgersene, fra una bevuta e l’altra, sorridenti come branchi di manichini tutti uguali, ubriachi e, in fondo, sempre più tristi.

Alpi Apuane: uno scempio ignorato

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Nei mesi scorsi la stampa europea ha dato ampio risalto a quello che è considerato il più grande disastro ambientale d’Europa, paragonabile per gravità alla deforestazione dell’Amazzonia. Questo nell’indifferenza quasi totale della politica e dell’opinione pubblica locale e nazionale. Ma qualcosa sembra che si stia muovendo. Un gruppo su Facebook dal nome “Salviamo le Apuane”  (https://www.facebook.com/groups/salviamoleapuane/?fref=ts ) conta già poco meno di 6000 iscritti. Molte sono le iniziative che stanno maturando sul territorio al fine di sensibilizzare la popolazione e denunciare lo sfruttamento intensivo delle montagne care a Michelangelo.

Un po’ di numeri per capire l’entità di questa devastazione. Negli anni ‘20 dalle cave delle Alpi Apuane venivano estratte non più di 100mila tonnellate di marmo all’anno. Oggi si arriva a più di 5 milioni di tonnellate. Per ridurre costi e massimizzare i ricavi si scava a ritmi serrati usando trivelle pneumatiche ed enormi pale meccaniche. Solo un quinto viene estratto in blocchi e usato per realizzare sculture ed edifici. Il resto sono detriti molto redditizi se trasformati in carbonato di calcio da usare in cosmetici, vitamine, nel dentifricio e in molteplici altri usi. La situazione è ormai insostenibile: lo sfruttamento sfrenato sta distruggendo la flora e la fauna, oltre che il paesaggio dal punto di vista geologico, compromettendo altresì le falde acquifere e le sorgenti di montagna. Per non parlare dei danni causati alla salute di chi vive alle pendici di queste montagne: Legambiente ha documentato per anni queste criticità, registrando una concentrazione molto alta di polveri di marmo nell’aria che causano asma, cancro ai polmoni, disturbi cardiovascolari e altre complicazioni respiratorie.

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Un sistema del marmo che è ai confini della legalità tra estrazioni senza concessioni, conflitti di interesse e regolamenti mai attuati. E un’amministrazione comunale, quella di Carrara, impegnata a mantenere lo status quo. All’inizio del secolo scorso la città era nota per le centinaia di laboratori di scultura, oggi sono rimasti in pochi. Gran parte del marmo non viene più rifinito in loco, molte aziende concessionarie preferiscono trasportare i blocchi grezzi in India dove la manodopera ha prezzi molto più bassi. Oggi il comune di Carrara è uno dei più indebitati d’Italia: triste primato raggiunto anche grazie alla realizzazione della cosiddetta “strada dei marmi” costata ben 143 milioni di euro necessaria per il transito dei mezzi pesanti. Come se non bastasse altri due mega progetti mettono a rischio il paesaggio già duramente compromesso dalle cave di marmo: il tunnel della Tambura ( di 4360 metri) che collegherebbe la provincia di Massa-Carrara alla Garfagnana e un parco eolico a Campo Cecina.

Si auspica un intervento da parte di tutti (popolazione, istituzioni, media) per fermare una devastazione troppo a lungo dimenticata e che rischia di arrivare ad un punto di non ritorno.

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